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ISFOL, Marzo 2000
 

 

BREVE DESCRIZIONE DEL SISTEMA DI FORMAZIONE PROFESSIONALE IN ITALIA


elaborata da:

ISFOL
Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori

all'interno dell'area "Sistemi formativi" con il coordinamento di Giorgio Allulli sulla base di documenti predisposti da: Simone Casadei, Sandra d'Agostino, Claudio Franzosi, Rosangela Lodigiani, Roberto Maini, Costantino Massari, Paola Nicoletti

La monografia dettagliata sul sistema di formazione professionale è stata pubblicata per il Cedefop a marzo 2000. Le traduzioni della monografia in Francese, Inglese et Tedesco saranno pubblicate prossimamente.

Coordinatori di progetto:
Michael Adams
Reinhard Nöbauer
Marzo 2000

Indice

L'Italia e le sue regioni

  1. Italia in cifre
  2. Articolazione delle competenze
  3. Il sistema di istruzione e formazione in Italia
  4. 3.1. L’istruzione pre-scolare
    3.2. L’istruzione primaria
    3.3. L’istruzione secondaria inferiore
    3.4. L’istruzione secondaria superiore
    3.5. L’istruzione universitaria

  5. La formazione professionale iniziale
  6. 4.1. Le filiere professionalizzanti della scuola secondaria superiore
    4.2. La formazione professionalizzante universitaria: i corsi di diploma universitario
    4.3. Il sistema regionale di formazione iniziale

  7. Apprendistato e Contratti di formazione e lavoro
  8. La formazione continua
  9. 6.1. Gli interventi promossi dalle Regioni
    6.2. Gli interventi di formazione continua ex L. 236/93
    6.3. Gli interventi promossi a livello nazionale nell'ambito del FSE
    6.4. L'attività formativa nelle imprese
    6.5. L'offerta formativa della Pubblica Amministrazione per i propri dipendenti
    6.6. Le iniziative promosse dalle Camere di Commercio

  10. L’offerta privata di formazione
  11. I finanziamenti alla formazione professionale
  12. Certificazione e qualifiche
  13. 9.1. Le certificazioni facenti capo al sistema scolastico e universitario
    9.2. Le certificazioni facenti capo al sistema di Formazione Professionale
  14. Docenti e formatori del sistema di istruzione e formazione professionale
  15. L’orientamento professionale
  16. La ridefinizione del sistema formativo italiano

Allegato 1: Bibliografia

Allegato 2: Principali enti


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1. Italia in cifre

  • Popolazione e territorio
    Superficie territoriale: 301.317,78 Km2
    Popolazione: 57.460.977
    Densità della Popolazione: 191 ab./Km2
    Età media della popolazione 40,3 anni
  • Principali indicatori di economia e mercato del lavoro
    Incremento in termini reali del PIL (rispetto al 1996): 1,5%
    Tasso di inflazione: 1,9%
    Saldo della bilancia dei pagamenti:
    In miliardi di lire 61.921
    In miliardi di Euro 31,859
    Spesa annua pubblica per l'istruzione in percento del Pil (95): 4,7%
    Spesa per l'istruzione sul totale della spesa pubblica (95) : 9%
    Forza lavoro: 22.891.000
    Uomini 14.206.000
    Donne 8.685.000
    Occupati: 20.086.000
    Uomini 12.858.000
    Donne 7.229.000
    Tasso di disoccupazione: 12,3%
    Nord - Ovest 7,3%
    Nord - Est 5,7%
    Centro 10,2%
    Sud 22,2%
    Tasso di disoccupazione popolazione 15- 29 anni 26,1%
  • Indicatori di scolarizzazione. Anno 1997-98.
    Licenziati di scuola media per 100 coetanei (1996-97): 100,7%
    Tasso di passaggio alla scuola secondaria superiore: 94,3%
    Tasso di scolarità secondaria superiore: 86,8%
    Tasso di maturità (1996-97): 69,2%
    Tasso di passaggio all'Università: 65,9%
    Immatricolati per 100 coetanei: 45,6%
    Tasso di iscrizione all'Università: 45,4%
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2. Articolazione delle competenze

In Italia l’offerta di istruzione e formazione professionale fa riferimento a diversi soggetti istituzionali: infatti, alla formazione professionale in senso stretto, che dipende dalle Regioni, si affianca l’offerta scolastica a carattere professionalizzante che viene gestita dal Ministero della Pubblica Istruzione e quella universitaria che viene gestita dal Ministero dell’Università. Per altro, in entrambi i versanti del sistema di istruzione e formazione professionale, è in atto un processo di decentramento.

Per quanto concerne l’istruzione, numerose competenze amministrative sono state trasferite dal Ministero della Pubblica Istruzione a Regioni, Province e Comuni, maggiormente coinvolti negli aspetti programmatori oltre che in quelli gestionali. Inoltre, è stata avviata la sperimentazione dell’autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche, nell’ambito di una generale riforma della Pubblica Amministrazione. A livello di istruzione universitaria l’autonomia degli Atenei è riconosciuta al momento stesso della costituzione del Ministero dell’Università, avvenuta nel 1989.

Sul versante della formazione professionale, nel complessivo iter di riforma delle autonomie locali, è stato avviato un processo di delega delle competenze dalle Regioni alle Province. Allo Stato, tramite il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, sono affidati compiti di indirizzo nell’ambito della programmazione, la cura dei rapporti di governo sovranazionali e in particolare con l’Unione Europea; l’intervento diretto in specifici settori di crisi; la formazione e l’aggiornamento dei formatori, d’intesa con le Regioni e su loro iniziativa; le attività di studio, documentazione e sperimentazione da definire annualmente in relazione alle esigenze di programmazione nazionale; l’assistenza tecnica alle Regioni e il monitoraggio della loro attività (funzioni, queste ultime, espletate con il concorso dell’ISFOL - Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori - agenzia tecnica del Ministero del lavoro, istituita nel 1973).

La linea di demarcazione fra le diverse offerte di istruzione e formazione, tuttavia, non è netta; infatti, anche in alcuni indirizzi di scuola secondaria superiore (professionali, tecnici, Istituti d’arte e magistrali) è presente una componente di professionalizzazione, così come i Diplomi universitari hanno una valenza professionalizzante. Quello che emerge, dunque, è un quadro estremamente articolato, tanto che negli ultimi tempi gli sforzi maggiori vengono indirizzati proprio ad integrare i sistemi scolastico e professionale in senso stretto.

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3. Il sistema di istruzione e formazione in Italia

Il sistema di istruzione generale attualmente è strutturato in tre livelli, preceduti dall’istruzione pre-scolare: l’istruzione primaria, l’istruzione secondaria, l’istruzione post-secondaria. Fino al 1998 l’obbligo scolastico si estendeva dai 6 ai 14 anni, per un totale di otto anni; dal 1999 l’obbligo viene elevato fino al compimento del quindicesimo anno di età. Esso comprende due cicli, entrambi gratuiti: la scuola elementare e la scuola media inferiore, ed il primo anno di scuola secondaria superiore (in attesa del riordino dei cicli scolastici).

Al sistema di formazione professionale regionale si poteva accedere, fino al 1998, dopo il compimento del quattordicesimo anno di età con la possibilità di iscriversi dopo il conseguimento della licenza media ai corsi cosiddetti di "1° livello" o di formazione di base;

A partire dall’anno 1999-2000 l’età minima per accedere al sistema di formazione professionale regionale, in virtù della legge approvata il 19 gennaio 1999, è quindici anni.

Inoltre, dopo aver conseguito un diploma di scuola secondaria superiore o un titolo universitario è possibile iscriversi ai corsi cosiddetti di 2° livello.

Sempre all’interno del sistema di formazione professionale regionale, quanti hanno sottoscritto un contratto di lavoro di apprendistato devono partecipare ad attività formativa teorica esterna all’azienda per un minimo di 120 ore per allievo.


 

3.1. L’istruzione pre-scolare

L’istruzione pre-scolare, gratuita e facoltativa, si estende dai 3 ai 5 anni d’età. Erogata dalla scuola materna istituita nel 1968, è frequentata da oltre il 95% dei bambini della classe d’età corrispondente (a.s. 1996/97).


 

3.2. L’istruzione primaria

L’istruzione primaria, che corrisponde al quinquennio della scuola elementare, va dai 6 agli 10 anni d’età e termina con il conseguimento della "Licenza elementare", valido per l’accesso alla scuola media inferiore. Ha come fine la prima alfabetizzazione culturale dell’alunno.


 

3.3. L’istruzione secondaria inferiore

E’ il primo dei due cicli in cui è suddivisa l’istruzione secondaria: inferiore e superiore.

L’istruzione secondaria inferiore corrisponde al triennio della scuola media inferiore; si estende dagli 11 ai 13 anni d’età ed è obbligatoria. Dal 1962 consta di un percorso di studi unico. Si propone di promuovere la formazione dell’alunno e di favorire l’orientamento ai fini delle scelte professionali e scolastiche successive. Termina con il conseguimento del diploma di "Licenza media" che consente l’accesso a qualunque tipo di scuola secondaria superiore. Il conseguimento di tale diploma ha rappresentato, fino all’anno scolastico 1998-99, anche il termine del ciclo di istruzione obbligatoria; a partire dall’anno scolastico 1999-2000, l’obbligo prevede, come già detto, l’iscrizione al primo anno di scuola secondaria superiore per quanti non hanno già compiuto il quindicesimo anno di età. Si osservi, peraltro, che il tasso di passaggio alla scuola secondaria superiore era già molto elevato: superiore al 94% nell’a.s. 1997-98.


 

3.4. L’istruzione secondaria superiore

L’istruzione secondaria superiore presenta un numero elevato di indirizzi - con finalità diverse e di varia durata (dai 3 ai 5 anni di studio, con possibilità di anni "integrativi" che conducono al diploma per i percorsi più brevi) - che possono essere raggruppati in cinque filoni principali:

  • Istruzione liceale. Impartisce una formazione culturale di tipo generale e comprende i licei classici, scientifici e linguistici, tutti di durata quinquennale e articolati su due cicli: uno inferiore di due anni e un ciclo superiore di tre anni. Nell’a.s. 1997-98 raccoglieva il 28,6% degli iscritti alle scuole secondarie superiori.
  • Istruzione magistrale. Comprende le Scuole e gli Istituti magistrali che fino all’anno scolastico 1997-98 preparavano i maestri delle scuole materne ed elementari; dall’anno 1998-99 sono praticamente sostituiti da una sperimentazione di cui si darà spiegazione nel sottoparagrafo 9.1.

L’istruzione magistrale, sempre nell’anno scolastico 1997-98, raccoglieva l’8,1% degli studenti.

  • Istruzione professionale. E’ ripartita in molteplici settori: agricoltura, industria, artigianato, servizi e settori atipici. Era scelta, nel 1997-98, dal 19,1% degli studenti;
  • Istruzione tecnica. E’ suddivisa in tre diversi ambiti principali: agricoltura, industria e commercio, e comprendente numerosi indirizzi; nell’anno di riferimento questo tipo di scuola contava il 40,6% degli studenti.
  • Istruzione artistica, che comprende i licei artistici e gli istituti d’arte. I primi sono orientati maggiormente a professioni intellettuali nel campo dell’arte: pittori, scultori, architetti, storici dell’arte; i secondi a un ventaglio di profili più applicativi come, ad esempio, orafi, miniaturisti, restauratori. Assorbiva nel 1997-98 il 3,6% degli studenti.

Dal 1969 qualunque tipo di diploma di scuola secondaria superiore, conseguito al termine del quinto anno di studi, dà accesso a qualsiasi facoltà universitaria. Il diploma permette anche di entrare nella vita attiva oppure, come già accennato, di iscriversi ad un corso di secondo livello del sistema della Formazione Professionale gestita dalle Regioni.

Nell’anno 1997-98 il tasso di passaggio all’università di neo-diplomati era pari al 65,9%


 

3.5. L’istruzione universitaria

L’istruzione universitaria comprende i diplomi universitari e le scuole dirette a fini speciali, i corsi di laurea, i corsi post-lauream di specializzazione e di dottorato. Conduce all’acquisizione di diplomi di laurea, diplomi universitari, diplomi di specializzazione, dottorati di ricerca.

Il sistema universitario italiano è costituito in totale da 70 istituti di istruzione universitaria e nell’a.a. 1997-98 gli studenti iscritti erano 1.687.411.

  • I diplomi universitari sono stati introdotti nel sistema formativo italiano nel 1990 e i primi corsi sono stati avviati nell’anno 1992-93. Il percorso formativo del diploma universitario ha durata non inferiore ai due anni e non superiore ai tre. Data la recente istituzione, le iscrizioni mostrano un trend in forte crescita. Nell’a.a. 1997-98 gli iscritti ai corsi di diploma universitario erano 89.598
  • I corsi di laurea durano da un minimo di quattro a un massimo di sei anni. Le iscrizioni, notevolmente aumentate nel corso degli anni ottanta in conseguenza della tendenza crescente dei giovani italiani a proseguire gli studi e dilazionare nel tempo il momento di ingresso nel mondo del lavoro, registrano una leggera contrazione nel nuovo decennio, anche se con andamenti diversificati in base al raggruppamento disciplinare. Nell’a.a 1997-98 erano iscritti ai corsi di laurea 1.597.813 studenti.
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4. La formazione professionale iniziale

Come si è già detto, in Italia l’offerta di formazione professionale è ascrivibile a diversi soggetti; infatti, se la formazione professionale in senso stretto è erogata nei corsi gestiti dalle Regioni, filiere professionalizzanti sono presenti anche nella scuola secondaria superiore e nei corsi di diploma universitario.


4.1. Le filiere professionalizzanti della scuola secondaria superiore

  1. Istruzione professionale. E’ impartita dagli Istituti professionali di Stato (IPS). Al termine di un primo triennio finalizzato a un rapido accesso al mercato del lavoro si conseguono le qualifiche di I livello, riconosciute su tutto il territorio nazionale. Anche grazie al recente rinnovamento dei programmi, si è generalizzato il proseguimento degli studi sino al quinto anno, al termine del quale si consegue il diploma di maturità professionale.
  2. Attualmente le tipologie fondamentali in cui è suddivisa l’istruzione professionale sono agricoltura, industria e artigianato, servizi, settori atipici. A sua volta, ciascuna tipologia si articola in diverse qualifiche.

    Gli Istituti professionali, come pure gli Istituti Tecnici, godono di una tradizionale autonomia in considerazione dei loro legami istituzionali con l’economia locale e le imprese produttive.

  3. Istruzione tecnica. Viene erogata dagli Istituti tecnici statali, è finalizzata alla preparazione di figure professionali tecniche e amministrative, con funzioni intermedie, nel campo dell’agricoltura, dell’industria, del commercio e del turismo. I corsi sono quinquennali e terminano con il conseguimento del diploma di maturità tecnica, che abilita all’esercizio della professione corrispondente.
  4. Tra gli anni ottanta e novanta la sperimentazione ha interessato anche gli Istituti Tecnici e sono stati introdotti nuovi percorsi di studio con uno spazio più ampio dedicato alla formazione generale di base e contenuti specialistici aggiornati.

  5. Istruzione magistrale. Fino al 1998 era composta da Scuole magistrali e Istituti magistrali.
  6. Dall’anno 1998/99, a seguito dell’istituzione dei corsi di laurea per insegnanti di scuole materne ed elementari, questi istituti sono di fatto sostituiti da una sperimentazione che prelude alla definizione di un nuovo tipo di istituto di istruzione secondaria, che consentirà l’accesso a qualunque facoltà universitaria, ma non rilascerà più titoli abilitanti all’insegnamento.

    La sperimentazione, condotta in autonomia dai singoli istituti scolastici, è attuata su due versanti:

    - socio-psico-pedagogico, per la definizione di un corso di studi specificamente destinato alla formazione degli insegnanti delle scuole elementari e materne (propedeutico al corso universitario), in cui è dedicato ampio spazio a materie quali: psicologia, pedagogia, scienze umane;

    - linguistico, per la definizione di un corso di studi di tipo liceale, finalizzato allo studio delle lingue straniere e di altre forme di linguaggio (verbale e non verbale; multimediale).

  7. Gli istituti d’arte sono nati come scuole d’arte di durata triennale articolati in un elevato numero di indirizzi. Un esame finale dà la possibilità di conseguire il diploma di Maestro d’arte applicata. Alcuni istituti d’arte hanno attivato, a titolo sperimentale, un biennio complementare che conduce al conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore (Maturità d’arte applicata) che dà l’accesso a tutte le facoltà universitarie.

 

4.2. La formazione professionalizzante universitaria: i corsi di diploma universitario

L’istituzione dei diplomi universitari ha portato l’Italia in linea con gli altri paesi europei in cui esiste da lungo tempo un canale di istruzione universitaria di livello "inferiore" a ciclo breve, fortemente ancorato alle esigenze dei sistemi produttivi locali. Il percorso formativo del diploma universitario ha durata non inferiore ai due anni e non superiore ai tre. Il Ministero per l’Università ha attualmente riconosciuto 76 tipologie di diploma riconducibili a 9 gruppi disciplinari: scientifico, medico ingegneristico, agrario, economico, politico-sociale, giuridico, letterario, Isef (Istituto superiore educazione fisica). Per quest’ultimo è prevista la trasformazione nel corso di laurea in Scienze motorie.

 

4.3. Il sistema regionale di formazione iniziale

La formazione professionale iniziale è suddivisibile in:

  • formazione di base post-obbligo (primo livello);
  • formazione post-diploma e formazione post-laurea (secondo livello).

Si aggiungono poi I corsi per utenze speciali (disabili, migranti, ex - tossicodipendenti, ex - detenuti, ecc.). Complessivamente, I corsi di formazione professionale iniziale tenutisi nell’anno formativo 1996-97 sono stati 12.135, per un totale di 205.917 allievi.

Occorre tuttavia tenere presente che negli ultimi anni questa classificazione è stata sempre più spesso rimpiazzata da quella, per assi ed obiettivi, del Fondo Sociale Europeo, che sostiene finanziariamente il 70% circa delle attività di formazione professionale regionale.

La formazione di base (5.147 corsi, 89.009 allievi) offre di fatto un’opportunità formativa alternativa alla scuola a quei giovani che si trovano in maggiore difficoltà con modelli scolastici troppo teorici ed astratti e che altrimenti, terminata o abbandonata precocemente la scuola dell’obbligo, si immetterebbero sul mercato del lavoro privi di qualunque nozione professionale e quindi esposti ai rischi di una marginalizzazione culturale e sociale. I corsi sono articolati su cicli lunghi, generalmente della durata di due anni e talvolta di uno o tre anni e terminano con il conseguimento di una qualifica professionale. Sotto il profilo organizzativo e in parte contenutistico questa tipologia formativa presenta delle caratteristiche simili a quelle scolastiche e ciò comporta rischi di sovrapposizione e concorrenza con il sistema dell’istruzione. Il suo destino è strettamente legato ai progetti d’innalzamento dell’obbligo scolastico.

La formazione integrata con la scuola di Stato mira a favorire il raccordo tra il sistema scolastico e il sistema di formazione professionale regionale. Al suo interno la modalità più diffusa è quella della specializzazione post-qualifica, che si compone di corsi biennali rivolti ai giovani degli istituti professionali che hanno conseguito la qualifica del terzo anno e che intendono proseguire gli studi specializzandosi nel medesimo indirizzo. Gli Istituti professionali di Stato sono infatti obbligati a svolgere le attività formative post-qualifica in modo integrato con il sistema regionale di f.p., al fine di garantire una maggior professionalizzazione e un efficace collegamento con il mercato del lavoro. Il percorso formativo è articolato in tre aree, due di competenza della scuola, una del sistema formativo regionale e conduce al raggiungimento di una duplice qualifica finale: maturità professionale e qualifica regionale.

In crescita è il peso della formazione di 2° livello (5.047 corsi, 88.781 allievi). Negli ultimi anni, infatti, questa tipologia formativa di livello medio-alto ha registrato un sensibile aumento.

L’aumento dei giovani che terminano la scuola secondaria superiore e che raggiungono il diploma tende a posticipare le esigenze di formazione professionalizzante a livello terziario facendo esplodere la domanda di corsi post-diploma (scolastici ed extra scolastici universitari e non). Di qui la necessità sviluppare questo segmento formativo, promuovendo in particolare una sua differenziazione in più percorsi, capaci di rispondere alle diverse esigenze espresse dall’utenza. I corsi sono generalmente articolati su cicli brevi di durata annuale e solo raramente biennale, rivolti a giovani che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria superiore. Questa tipologia formativa è caratterizzata da una elevata progettualità, con una marcata eterogeneità sul piano delle metodologie e dei contenuti didattici.

La formazione per utenze speciali raccoglie uno spettro ampio ed eterogeneo di misure di intervento ed è attualmente in larga parte finanziata con fondi comunitari. Essa comprende: iniziative per categorie a rischio di esclusione, iniziative per le donne, azioni formative previste da specifiche leggi dello Stato o delle Regioni. Ulteriori riferimenti legislativi per favorire l’integrazione nel mondo del lavoro dei soggetti disabili si trovano nella disciplina di apprendistato, contratti di formazione-lavoro e tirocini. Altre opportunità derivano dai due volet che, nell’ambito dell’iniziativa comunitaria "Occupazione", fanno riferimento alle fasce deboli: "Integra" e Horizon".

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5. Apprendistato e Contratti di formazione e lavoro.

Le principali tipologie di formazione in alternanza sono l’apprendistato e i contratti di formazione e lavoro.

  • Il contratto di formazione e lavoro nell’ultimo decennio ha svolto un ruolo fondamentale come canale privilegiato di accesso al mercato del lavoro per i giovani. Esso interessa i giovani di età compresa dai 15 ai 32 anni.
  • Esistono due tipologie di contratto:

    • il contratto tipo A, che mira all’acquisizione di professionalità elevate o intermedie; ha una durata massima di 24 mesi e prevede 130 ore di formazione teorica per le professionalità elevate e 80 per quelle intermedie,
    • il contratto tipo B è finalizzato ad agevolare l’inserimento professionale tramite un’esperienza lavorativa che consenta un adeguamento delle capacità professionali al contesto produttivo e organizzativo. Può durare sino a 12 mesi e prevede un minimo di 20 ore da destinare alla formazione teorica.

    Salvo diverse regolamentazioni nazionali, per avviare un cfl l’impresa deve sottoporre all’approvazione della competente Commissione regionale per l’Impiego un piano formativo che indichi i tempi e le modalità di svolgimento dell’attività di formazione e lavoro, da cui deve essere esclusa qualunque forma di training on the job.

  • L’apprendistato si configura come un contratto di lavoro che stabilisce da un lato l’obbligo per l’azienda di garantire un’adeguata preparazione professionale all’apprendista mediante l’affiancamento a personale qualificato e dall’altro l’obbligo, per il giovane, di partecipare a corsi di formazione esterni all’azienda. Alle regioni spetta il compito di attuare i progetti formativi destinati agli apprendisti; tuttavia, mentre sono numerose le normative regionali che incentivano l’assunzione dei giovani con contratti di apprendistato, la stabilizzazione della loro posizione professionale e il reintegro dei costi di formazione sostenuti dalle imprese, solo in pochi casi si è provveduto ad attivare i corsi di formazione esterna.

Allo scopo di farne uno strumento formativo più efficace, la legge del 24 giugno 1997, n.196 "Norme in materia di promozione dell’occupazione" ha delineato un nuovo modello di apprendistato, prevedendo:

  • un allargamento della fascia d’età interessata: l’età massima per accedere a un contratto di apprendistato passa da 20 a 24 anni (26 per le regioni del Sud, mentre resta fissato a 29 il limite d’età per il settore artigiano). L’età minima è di 16 anni;
  • una riduzione della durata massima del contratto da 5 a 4 anni, mentre è stato introdotto un limite minimo di 18 mesi;
  • l’eliminazione delle limitazioni sui titoli di studio per accedere al contratto di apprendistato;
  • un numero di ore medie annue da dedicare alla formazione esterna all’azienda pari a 120, subordinando le agevolazioni contributive concesse alle imprese all’effettiva partecipazione degli apprendisti all’attività formativa.

Si è attualmente in fase di definizione delle norme regolamentari ed attuative e si stanno avviando le prime sperimentazioni.

Nel complessivo quadro di riforma della formazione in alternanza l’ipotesi che sta prendendo corpo è quella di valorizzare ulteriormente l’apprendistato, che diventerebbe l’unico contratto di inserimento nel mercato del lavoro per i giovani fino ai 25 anni di età; per i giovani di età superiore verrebbe istituito un nuovo contratto di inserimento con sgravi contributivi per le aziende sarebbero modulati per fasce di debolezza sociale.

Nel 1997 sono stati stipulati 393.138 contratti di apprendistato; nello stesso anno i lavoratori avviati con contratto di formazione lavoro sono stati 264.405. Dunque, complessivamente le due tipologie contrattuali rappresentano il 10,9% dell’occupazione totale nella fascia d’età 15-32 anni e il 14,1% dell’occupazione dipendente per il 1997.

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6. La formazione continua

La mancanza, in Italia, di un sistema strutturato di formazione professionale continua rende difficile tracciare un quadro omogeneo ed esaustivo delle iniziative realizzate dai diversi soggetti.

 

6.1. Gli interventi promossi dalle Regioni

Nell’anno 1996-97 le Regioni hanno realizzato 8.997 corsi di formazione continua, ossia corsi riservati ai lavoratori occupati, oppure collocati in mobilità o in cassa integrazione e a quelli disoccupati in cerca di nuova occupazione. In particolare, circa i due terzi delle attività hanno interessato lavoratori occupati, 2.560 corsi hanno coinvolto disoccupati o lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, mentre solo il 5,6% degli interventi è stato destinato all’occupazione critica, ossia a lavoratori a rischio di disoccupazione in relazione ai cambiamenti strutturali del sistema economico e produttivo.

Complessivamente nello stesso anno 1996-97 le iniziative regionali di formazione continua hanno coinvolto 201.003 lavoratori.

Negli ultimi anni, l’adozione dell’Ob. 4 del FSE nella nuova programmazione dei Fondi strutturali ha dato impulso alle attività di formazione continua promosse dalle Regioni, sia per l’aumento delle disponibilità finanziarie, sia per la maggiore attenzione in sede di programmazione nei confronti dei lavoratori occupati o disoccupati.

 

6.2. Gli interventi di formazione continua ex L. 236/93

Solo negli ultimi anni la L. 236/93, che prevede di destinare a interventi di FC parte delle risorse derivanti dal gettito dello 0,30% del monte salari, ha trovato attuazione.

Le difficoltà incontrate dalle Regioni per l’attuazione dell’Ob. 4 hanno indotto a operare scelte diverse nell’attuazione della L. 236, in particolare per quanto riguarda le procedure. Il meccanismo individuato per l’assegnazione delle risorse - ordine di presentazione della domanda e possesso di requisiti di idoneità, con una priorità riconosciuta ai progetti concertati con le Parti Sociali - ha consentito una rapida messa a regime.

Le risorse sono state ripartite su azioni di sistema, azioni di riqualificazione e riconversione degli operatori degli enti di formazione e azioni formative aziendali.

Per il 1998 nell’ambito delle azioni di formazione aziendale sono state inserite "azioni di formazione individuale", che consistono in interventi finalizzati al bilancio e allo sviluppo delle competenze possedute dai lavoratori dipendenti, sulla base di progetti elaborati da singoli lavoratori.

 

6.3. Gli interventi promossi a livello nazionale nell’ambito del FSE

Con il cofinanziamento dei fondi strutturali anche alcune Amministrazioni centrali dello Stato promuovono interventi di formazione continua nell’ambito di progetti multiregionali. L’attività più consistente è quella promossa dal Ministero del Lavoro:

  • nell’ambito dell’ob. 4 sono state approvate 2.350 azioni di formazione continua per il triennio 1994-96, di cui avviate 830, con il coinvolgimento di 7.418 allievi;
  • nell’ambito dell’ob. 1 per il 1996 sono state approvate 493 azioni rivolte a occupati delle imprese del Mezzogiorno d’Italia e 204 interventi per disoccupati di lunga durata. La prima tipologia di attività ha coinvolto 19.856 allievi, mentre si prevede di coinvolgere circa 5.000 utenti nelle azioni rivolte ai disoccupati di lunga durata.

Altri interventi sono stati promossi dal Ministero del Lavoro nell’ambito dell’Ob. 3 rivolti a disoccupati ex autonomi e lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni/mobilità. Anche il Ministero dell’Università è titolare di interventi di formazione continua a valere sul Programma Operativo Multiregionale dell’Ob. 1 "Ricerca e sviluppo tecnologico". Per entrambi questi interventi non sono disponibili dati.

Infine il Ministero della Pubblica Istruzione ha previsto interventi di formazione per adulti privi di una qualifica professionale nell’ambito di un POM a valere sull’Ob. 1. Per il 1995-96 sono state approvate 24 azioni per 2.280 utenti.

 

6.4. L’attività formativa nelle imprese

Ai diversi interventi di matrice istituzionali si aggiunge l’attività di formazione che le imprese realizzano per i propri dipendenti. Tali attività possono essere finanziate esclusivamente con risorse proprie delle imprese oppure può esserci un contributo di soggetti pubblici. Le regioni, ad esempio, nell’ambito delle attività di FC, finanziano interventi realizzati da strutture di formazione oppure direttamente dalle imprese. Nell’ambito degli interventi ex L. 236/93 invece le azioni di formazione aziendale prevedono finanziamenti diretti alle aziende.

Nel marzo 1997 in Italia 352.426 lavoratori hanno ricevuto una formazione specifica all’interno dell’impresa. Le attività prioritarie sono mirate in percentuali quasi analoghe da un lato al primo inserimento e all’avanzamento professionale, dall’altro all’introduzione di nuove tecnologie ed al cambiamento dell’organizzazione. Soltanto una bassissima percentuale di formati è coinvolta in attività di formazione continua volta alla riconversione professionale.

Quanto alla durata delle iniziative realizzate, l’attività formativa consiste per lo più in interventi brevissimi o brevi, di durata inferiore alla settimana o al mese, fenomeno che porta a pensare che le azioni di formazione continua siano prevalentemente rivolte a figure professionali di livello medio ed alto (quadri, dirigenti, ecc.).

 

6.5. L’offerta formativa della Pubblica Amministrazione per i propri dipendenti

Nel 1996 complessivamente tale offerta formativa è consistita nella realizzazione di 5.067 corsi in cui sono state coinvolte complessivamente 130.120 unità di personale. Nell’ambito delle Amministrazioni Pubbliche l’offerta più ampia è venuta dalle Amministrazioni centrali.

Quanto al comparto dei Ministeri, che pure ha formato il numero più elevato di dipendenti, è da rilevare che soltanto il 33,4% del personale in servizio ha usufruito delle suddette iniziative formative e di questi solo il 20,9% è rappresentato da donne.

Destinatarie degli interventi formativi sono state soprattutto le figure di medio ed alto livello - dirigenti e quadri intermedi, data l’esigenza di modernizzazione della Pubblica Amministrazione.

 

6.6. Le iniziative promosse dalle Camere di Commercio

Le Camere di Commercio sono associazioni autonome che svolgono funzione di sostegno al sistema delle imprese, avvalendosi anche di 131 Aziende speciali che offrono servizi altamente specializzati. Fra I servizi offerti rientrano anche interventi formativi.

Per quanto riguarda in particolare le attività di formazione continua, nel 1996 le Camere di commercio hanno gestito direttamente 484 corsi ed hanno realizzato tramite le aziende speciali collegate 1.556. Complessivamente sono stati coinvolti 49.859 partecipanti.

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7. L’offerta privata di formazione

Accanto all’offerta pubblica di formazione professionalizzante erogata dal sistema scolastico e dal sistema regionale di f.p. esiste un’offerta privata di formazione, realizzata senza alcun concorso delle risorse pubbliche e finanziata attraverso le rette di iscrizione e frequenza pagate dagli utenti.

In alcuni casi le Regioni concedono il riconoscimento o l’autorizzazione ai soggetti erogatori di f.p. privata, producendo equipollenza giuridica degli attestati rilasciati con quelli prodotti dal sistema regionale.

L’offerta privata, che rappresenta un segmento dinamico e ormai non trascurabile dell’offerta complessiva di formazione è più consistente nel settore terziario, che raccoglie il 74% delle attività formative realizzate (concentrata in particolare nell’area dei lavori d’ufficio che rappresentano oltre il 30% dell’offerta complessiva), seguito dall’industria. I corsi a maggior frequenza si rilevano nell’area dell’abbigliamento - moda, dell’informatica, dei lavori d’ufficio, delle diverse specializzazioni dell’estetica, seguiti a distanza da quelli relativi alle professioni di "promozione e pubblicità", artigianato artistico, spettacolo e mass media.

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8. I finanziamenti alla formazione professionale

Il quadro di forte diversificazione dell’offerta formativa si riflette, coerentemente, in una complessa articolazione della spesa.

  • Fondi regionali. Nei fondi regionali per la formazione professionale confluiscono:
    • i finanziamenti statali (tramite il Fondo Comune delle Regioni) e le entrate delle imposte regionali, prevalentemente utilizzati per finanziare la formazione iniziale;
    • i finanziamenti Fse, erogati per i programmi cofinanziati a livello nazionale;
    • le entrate derivanti dal contributo versato dalle imprese (pari allo 0,3% della massa salariale) che confluiscono nel Fondo di rotazione per la f.p. (istituito dalla legge quadro 845/78), utilizzato (per i due terzi) per il finanziamento della formazione iniziale e (per il restante terzo) per il finanziamento della formazione continua (ma in futuro si dovrebbe arrivare alla destinazione integrale del contributo versato dalle imprese allo sviluppo della formazione continua).

    I dati circa i bilanci di previsione iniziale delle Regioni per il 1997 accreditano una spesa di 4.833,9 miliardi di lire (2,49 miliardi di Euro).

  • Ministero della Pubblica Istruzione. La somma complessiva impegnata per l’istruzione è stata, nel 1997, di 58.354,4 miliardi di lire (30,13 miliardi di Euro). Il 21,0% di tale cifra è la parte destinata alla formazione professionale scolastica, ossia 12.259,0 miliardi di lire (6,33 miliardi di Euro).
  • Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. In base alle stime Isfol ha impegnato per i corsi di diploma universitario, la filiera professionalizzante nell’ambito dell’istruzione universitaria, 547,5 miliardi di lire (282,76 milioni di Euro).
  • Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Nell’ambito dei Programmi Operativi multiregionali a sua titolarità ha impegnato, sempre nel 1997, 988,6 miliardi di lire (510,6 milioni di Euro). Nell’ambito degli interventi previsti dalla legge 236/93, sul finire del 1996, con la circolare n. 174, ha messo a bando 207 miliardi di lire (106,9 milioni di Euro).
  • Pubblica Amministrazione. Nell’insieme degli organismi pubblici, nell’ottica di favorire il processo di valorizzazione dei propri dipendenti, sono stati impegnati 65,9 miliardi di lire (33 milioni di Euro) volti ad attività di formazione continua.
  • Enti locali. Hanno impegnato per la formazione professionale scolastica 2.451,8 miliardi di lire (1,26 miliardi di Euro) che si vanno a sommare alla spesa del Ministero della Pubblica Istruzione.
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9. Certificazione e qualifiche

Il sistema italiano di certificazione dei percorsi scolastici e formativi presenta due livelli di responsabilità nettamente differenti: quello del sistema scolastico, che fa capo al Ministero della Pubblica Istruzione e quello non scolastico, che fa capo al Ministero del Lavoro e alle Regioni.

Anche all’interno dei percorsi scolastici vengono forniti titoli con valore professionale.

 

9.1. Le certificazioni facenti capo al sistema scolastico e universitario

Il sistema scolastico.

Gli indirizzi tecnico e professionale, come pure gli altri della secondaria superiore, si concludono, al termine di un percorso di cinque anni, con un esame di Stato di "maturità".

Dal corrente anno scolastico (1998-99) entrano in vigore le nuove disposizioni relative allo svolgimento di tale esame. L’esame di Stato comprenderà tre prove scritte ed un colloquio. La prima tende ad accertare le competenze linguistiche; la seconda ha per oggetto una delle materie caratterizzanti il corso di studio; la terza, a carattere multidisciplinare, verte sulle materie dell’ultimo anno ed è strutturata per accertare anche la conoscenza di una lingua straniera. Il colloquio si svolge su argomenti di interesse multidisciplinare.

Gli Istituti Professionali di Stato e gli Istituti d’Arte preparano anche per un esame intermedio che dà diritto ad un Attestato di Qualifica al termine del primo triennio.

L’Attestato di Qualifica professionale permette l’accesso alle carriere esecutive e di concetto della funzione pubblica, di cominciare a lavorare nelle attività per svolgere le quali è prevista la professionalità acquisita, conformemente alle disposizioni degli accordi collettivi del settore privato che prevedono un periodo di prova massimo di tre mesi.

Le Scuole Magistrali, al termine di un percorso triennale, forniscono un diploma di "maestra d’asilo".

Il possesso di alcuni diplomi di maturità tecnica, che si conseguono presso gli Istituti Tecnici, permette, assieme allo svolgimento di un tirocinio, di poter prendere parte all’esame di Stato per l’iscrizione a Collegi professionali e poter esercitare, in caso di esito positivo, la libera professione.

Il Diploma Universitario

I corsi di diploma universitario sono attivati all’interno delle facoltà universitarie. Prevedono esami nelle singole discipline ed un esame finale di diploma. Il conseguimento del Diploma Universitario permette di accedere all’esercizio delle relative professioni nel settore privato e, da un anno, anche in quello pubblico; tuttavia devono essere ancora emanate le disposizioni relative alle modalità di riconoscimento nel settore pubblico. La normativa di riferimento è, allo stato attuale, contenuta esclusivamente nella legge n. 127 del 15 maggio 1997.


 

9.2. Le certificazioni facenti capo al sistema di Formazione Professionale

Corsi regionali

Le Regioni rilasciano ai corsisti ritenuti idonei una qualifica sulla base della quale le Sezioni Circoscrizionali per l’Impiego rilasciano un attestato che permette di entrare nella vita attiva in un preciso profilo professionale. Tale attestato costituisce un titolo valido anche per partecipare a concorsi pubblici per specifiche figure professionali. Le prove d’esame sono la conclusione di un percorso formativo caratterizzato da esperienze che devono essere approvate dagli Assessorati alla Formazione Professionale. Alcune Regioni si sono dotate di un vero e proprio Comitato di Certificazione, che ha il compito di assicurarsi che le prove d’esame siano conformi agli standard professionali previsti dagli accordi collettivi o richiesti dal mercato del lavoro della regione interessata, in maniera tale da garantire omogeneità tra domanda ed offerta di lavoro.

L’Apprendistato

Per quanto riguarda gli apprendisti la nuova normativa, da poco entrata in vigore, si basa sulla legge 196/97 che prevede un impegno formativo pari a 120 ore medie annue di formazione, svolta sia sul posto di lavoro che all’esterno dell’azienda. La formazione esterna all’azienda ha valore di credito formativo nell’ambito del sistema formativo integrato (scuola e formazione professionale) ed è evidenziata nel curriculum del lavoratore. La certificazione delle competenze professionali acquisite sul posto di lavoro viene svolta dal datore di lavoro comunicando il raggiungimento del traguardo formativo alla struttura pubblica territoriale competente per i servizi all’impiego.

La certificazione delle competenze acquisite mediante la formazione extraziendale sarà regolamentata dalle singole Regioni secondo quanto previsto dalla normativa sopra richiamata.

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10. Docenti e formatori del sistema di istruzione e formazione professionale

I docenti ed i formatori afferiscono a due diversi sistemi, quello dell’istruzione e quello della formazione professionale, che presentano differenti modalità di reclutamento, di progressione di carriera e di inquadramento contrattuale.

Gli insegnanti degli istituti tecnici e professionali sono dipendenti dello Stato (Ministero della Pubblica Istruzione), accedono al ruolo tramite concorso pubblico, se in possesso di laurea specifica per la disciplina di insegnamento. Per gli insegnanti "tecnico-pratici" è sufficiente il diploma di maturità. I primi insegnano a livello teorico materie di carattere culturale generale, i secondi operano a livello pratico nelle attività di laboratorio.

I formatori della f.p. regionale, sono dipendenti o collaboratori degli Enti Locali (Regione, Provincia, Comune) o di enti privati convenzionati. Non esistono canali formali per l’accesso al ruolo, poiché non sono stati ancora stabiliti a livello nazionale i profili professionali dei formatori. L’assunzione avviene per chiamata e selezione. In tutte le Regioni esiste comunque un "Albo regionale dei formatori operanti nella formazione professionale".

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11. L’orientamento professionale

Il quadro complessivo di attribuzione delle competenze in materia di orientamento si articola in due filoni fondamentali, separati e paralleli: l’orientamento scolastico e l’orientamento professionale.

  • L’orientamento scolastico viene effettuato, nel ciclo dell’obbligo, dalla scuola stessa all’interno delle singole discipline. Nella secondaria superiore, ormai da nove anni, è istituita la figura del coordinatore dei Servizi di Orientamento Scolastico con funzioni di programmazione delle attività di orientamento.
  • L’orientamento universitario viene svolto da appositi Centri istituiti presso le Università; hanno funzioni di informazione agli studenti per quanto attiene all’organizzazione ed al funzionamento dell’università e degli sbocchi occupazionali e formativi post-laurea; hanno altresì funzione di raccordo con le scuole superiori per iniziative di presentazione delle varie facoltà e corsi di laurea e con le altre istituzioni per la progettazione di iniziative specifiche.
  • I servizi per l’orientamento professionale sono di competenza delle Regioni. La maggioranza di queste accentra su di sé i compiti di promozione, programmazione, attuazione delle attività di orientamento. Le tipologie di servizi sono due: Centri di Orientamento e Sportelli di informazione, supportate dalle Agenzie per l’Impiego e dagli Osservatori sul mercato del lavoro.

A livello territoriale tali servizi sono affiancati da altri di natura pubblica o privata.

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12. La ridefinizione del sistema formativo italiano

L’intero sistema formativo italiano è attualmente sottoposto a un intervento di ridefinizione ad ampio raggio per mezzo della legge 196 del 24 giugno 1997 "Norme in materia di promozione dell’occupazione", del decreto di riforma dei cicli scolastici e delle proposte in merito all’istruzione universitaria.

La legge n. 196 del 24 giugno 1997 è una norma complessa, che contiene misure di flessibilizzazione del mercato del lavoro, accanto a numerosi interventi in materia di formazione professionale. In particolare, l’art. 16 contiene importanti modifiche alla disciplina dell’apprendistato, tese a rilanciare lo strumento come canale formativo privilegiato, non più limitato al recupero di giovani fuoriusciti dal sistema scolastico senza alcuna qualificazione, ma utile a sostenere l’inserimento dei giovani sul mercato del lavoro.

L’impegno più ampio di riforma dell’intero sistema di formazione professionale è tuttavia assunto nell'art. 17, che delinea principi e criteri generali per il riordino, demandando al Governo la definizione puntuale dei diversi aspetti attraverso norme regolamentari successive. In particolare, vengono indicati alla regolamentazione del Governo i temi di importanza strategica: la semplificazione procedurale, l’accreditamento, la costruzione di un sistema nazionale di formazione continua, la definizione dei criteri per la certificazione delle competenze e la realizzazione di un sistema di riconoscimento dei crediti.

Successivamente con il D.legs. 112/98 si completa il trasferimento alle Regioni delle competenze in materia di formazione professionale. In particolare si riconoscono alle Regioni "tutte le funzioni e i compiti amministrativi in materia", lasciando allo Stato la cura dei rapporti internazionali, le funzioni di indirizzo e coordinamento, l’individuazione di standard delle qualifiche professionali e di requisiti minimi per l’accreditamento delle strutture formative.

Il processo di rinnovamento in atto investe anche il sistema di istruzione, con l’obiettivo di integrare le due anime della formazione, quella scolastica e quella rivolta al mondo del lavoro. Tale tentativo di integrazione ha prodotto, dopo un impegnativo processo di progettazione e concertazione fra istituzioni e parti sociali, l’avvio di una nuova offerta di formazione tecnica e professionale superiore (IFTS).

Inoltre, nel gennaio del 1999, è stata approvata l’estensione dell’obbligo scolastico a 9 anni – da 6 a 15 anni di età; questo provvedimento è in realtà un passaggio nel più generale processo che porterà l’obbligo di istruzione e formazione al diciottesimo anno di età, da espletare nel sistema scolastico, nella formazione professionale regionale o attraverso l’apprendistato, in modo tale da che tutti i giovani possano acquisire un diploma secondario superiore o una qualifica professionale.

In Parlamento è stato inoltre presentato dal Ministro della Pubblica Istruzione un disegno di legge che riforma tutto il quadro della scuola italiana per integrarlo maggiormente con il mondo del lavoro (la c.d. "riforma dei cicli)

Al rinnovamento non è estraneo il mondo universitario, per il quale la necessità di armonizzazione dei titoli di studio a livello europeo sta facendo prospettare un sistema articolato in corsi triennali di studio, al termine dei quali si consegue un primo diploma universitario, con la possibilità di conseguire un titolo superiore al termine di un corso integrativo biennale.

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Allegato 1: Bibliografia

 

Il sistema di formazione professionale in Italia

Alluli, Giorgio (coord.)

Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, CEDEFOP

Luxembourg: EUR-OP, 2000, 155 p.

ISBN: 92-828-7371-4

http://www.trainingvillage.gr/etv/publication/download/monograf/7010it/7010IT.html

NB: versioni FR e DE in fase di publicazione

 

Les chiffres clés de l’éducation en Europe

Key data on education in Europe

Schlüsselzahlen zum Bildungswesen in Europa

Rete d'informazione sull'istruzione nella Comunità europea, EURYDICE

Bruxelles: Eurydice, 2000, 260 p.

ISBN: 92-828-8537-2

http://www.eurydice.org/Documents/Key_Data/Fr/FrameSet.htm

http://www.eurydice.org/Documents/Key_Data/En/FrameSet.htm

http://www.eurydice.org/Documents/Key_Data/De/FrameSet.htm

 

Regards sur l'éducation: les indicateurs de l'OCDE

Education at a Glance: OECD Indicators 2000 Edition

Bildung auf einen Blick: OECD Indikatoren

Organizzazione per lo sviluppo et la cooperazione europea, OCSE

Paris: OCSE, 2000, 412 p.

ISBN: 92-64-27199-6

ISBN: (EN) 92-64-17199-1

ISBN: (DE) 92-64-57199-X

 

Données mondiales de l'éducation = World data on education = Datos mundiales de educación

Amadio, Massimo

United Nations Educational, Scientific and Cultural Organisation, UNESCO

International Bureau of Education, IBE

Genève: UNESCO, 2000, 192 p.

ISBN: 92-3-103727-7

http://www.ibe.unesco.org/Inf_Doc/Nat_reps/wdepfome.htm

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Allegato 2: Principali enti


A.N.A.P.I.A.
Associazione Nazionale Addestramento Professionale
Industria e Agricoltura Via In Lucina, 10
00186 Roma
Tel. 0668809347
CIOFS - FP
Centro Italiano Opere Femminili Salesiane -
Formazione Professionale Via San Saba 14
00153 Roma
Tel. 065729911
Fax 0657299154
ANAP LEONE XIII
Associazione Nazionale Addestramento Professionale
Via Angelo Bargoni, 78 modulo P
00153 Roma
Tel. 065816505
CIPA-AT
Centro Istruzione Professionale Agricola -
Assistenza Tecnica Via Mariano Fortuny, 20
00196 Roma
Tel. 063610995
Fax 063613153
ASS. FOR GEO S.c.r.l.
Via Merulana, 19
00185 Roma
CISL
Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori
Via Po, 21
00198 Roma
Tel. 0684731
Fax 068546076
http://www.cisl.it/
Casa di carità arti e mestieri
Corso Benedetto Brin., 26
10149 Torino
Tel. 0113825206
CLES
Via Bruno Buozzi, 105
00197 Roma
Tel. 063216713
CENSIS
Fondazione Centro Studi Investimenti Sociali
P.zza di Novella, 2
00199 - Roma
Tel. 06860911
http://www.censis.it/
CNA
Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della
Piccola e Media Impresa
Via Guattani, 13
00161 Roma
Tel. 06441881
Fax 0644249513
http://web.tin.it/cna_mn/
CENTRO STUDI - OPERA DON CALABRIA
Via San Zeno in Monte, 23
37129 Verona
Tel. 045595099
CNEL
Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro
Vl. David Lubin, 2
00196 Roma
Tel. 0636921
Fax 063202867
C.E.S.C.O.T.
Centro Sviluppo Commercio e Turismo
Via Messina 19
00198 Roma
Tel. 0644238396
Fax 0644250304
CNIPA
Consorzio Nazionale Istruzione Professionale Artigiana
Via Palestro 7
00122 Ancona
Tel. 071204531
CGIL
Confederazione Generale Italiana del Lavoro
Corso d'Italia, 25
00198 Roma
Tel. 0684761
Fax 068845683
http://www.cgil.it/
C.I.F.
Centro Italiano Femminile
Via Carlo Zucchi, 25
00165 Roma
Tel. 066622568

CNOS FAP
Centro Nazionale Opere Salesiane -
Formazione e Addestramento Professionale
Via Appia Antica 78
00179 Roma
Tel. 065138236
Fax 065137028
http://www.cnos.org/
CONFINDUSTRIA
Confederazione generale dell'industria italiana
Area di sviluppo associativo e formazione
Viale dell'Astronomia, 30
00144 Roma
Tel. 0659031
Fax 065919615 http://www.confindustria.it/
COLDIRETTI
Confederazione nazionale coltivatori diretti
Via XXIV Maggio, 43
00187 Roma
Tel. 0646821
Fax 064871199
http://www.coldiretti.it/
CONSORZIO SCUOLE LAVORO
Via XX Settembre 22
10121 Torino
Tel. 0115184715
CONFAGRICOLTURA
Confederazione generale dell'agricoltura italiana
Corso Vittorio Emanuele II, 101
00186 Roma
Tel. 0668521
Fax 066861726
http://www.confagricoltura.it/
ECIPA
Viale Castro Pretorio, 25
00185 Roma
Tel. 064469586
CONFAPI
Confederazione italiana della piccola e media industria
Via Colonna Antonina, 52
00186 Roma
Tel. 066782441
Fax 066791488
E.I.S.S.
Ente italiano di servizio sociale
Viale Ferdinando Baldelli, 41
00146 Roma
Tel. 065402083
Fax 065402762
CONFARTIGIANATO
Confederazione generale italiana dell'artigianato
Via S. Giovanni in Laterano, 152
00184 Roma
Tel. 06703741
Fax 0670452188
http://www.confartigianato.it/
ENAIP
Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale
Via Giuseppe Marcora, 1820
00153 Roma
Tel. 0658401
http://www.enaip.lazio.it/home.htm
CONFCOMMERCIO
Piazza G. Belli, 2
00153 Roma
Tel. 0658661
Fax 065809425
http://www.confcommercio.it/
ENAO
Via Rosamini, 10
37123 Verona
CONFESERCENTI
Confederazione italiana esercenti
Via Farini, 5
00185 Roma
Tel. 064725
Fax 064746556
http://www.confesercenti.it/
ENAP
Ente Nazionale Addestramento Professionale
Via F. Rosazza, 38
00153 Roma
Tel. 065819207
ENDOFAP
Ente Nazionale Don Orione Formazione
Aggiornamento Professionale
Via della Camilluccia, 112
00135 Roma
Tel. 0677205706
Fax 0677078883
http://www.intels.com/donorione.lazio
ENFAP
Ente Nazionale Formazione Addestramento
Professionale
Largo Ascianghi, 5
00153 Roma
Tel. 065884325
Fax 0685282591

ENGIM
Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo
Via degli Etruschi, 7
00185 Roma
Tel. 064456284
http://www.racine.ra.it/engim/
Ministero del lavoro e della previdenza sociale
Ufficio Centrale per l'orientamento e la formazion
professionale dei lavoratori
Vicolo d'Aste, 12
00159 Roma
Tel. 0643531076
http://www.minlavoro.it/
FORMEDIL
Ente nazionale per la formazione e l'addestramento
professionale nell'edilizia Viale di Villa Massimo, 39
00161 Roma
Tel. 0644238760
Fax 0644238656
Ministero della Pubblica Istruzione
Direzione Generale dell'istruzione Classica, Scientifica
e Magistrale
Viale Trastevere 76
00153 Roma
Tel. 0658491
http://www.istruzione.it/
FORMEZ
Centro di formazione e studi per il Mezzogiorno
Via Salaria, 229
00199 Roma
Tel. 0685354627
Fax 0684893242
http://www.formez.it/
Ministero dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica Pl. Kennedy, 20
00144 Roma
Tel. 0659911
http://www.murst.it/
IAL Nazionale
Istituto Addestramento Lavoratori
Via Trionfale, 101
00136 Roma
Tel. 0639728172
http://www.ial.lazio.it/
OBN
Organismo Bilaterale Nazionale per la formazione
Viale Pasteur, 6
00144 Roma
Tel. 065913181
INECOOP
Istituto nazionale per l'educazione cooperativa
Via Antonio Gramsci, 14
00197 Roma
Tel. 063216124
Fax 063226652
SFO S.d.p.a.
Viale Pasteur, 6
00144 Roma
INFORCOOP S.c.r.l.
Istituto nazionale di formazione cooperativa
Via di Santa Costanza, 46
00198 Roma
Tel. 0685355897
SMILE
Sistemi e metodologie innovative per il lavoro
e l'educazione
Via Buonarroti, 12
00185 Roma
Tel. 0647824901
Fax 0647824965
INIPA
Istituto nazionale istruzione professionale agricola
Via XXIV Maggio, 43
00187 Roma
Tel. 0646821
Fax 064682359
UIL
Unione Italiana Lavoro
Via Lucullo, 6
00187 Roma
Tel. 0647531
Fax 064753208
http://www.uil.it/
ISFOL
Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale
dei Lavoratori
Via G.B. Morgagni, 33
00161- Roma
Tel. 06445901
Fax 0644251609
http://www.isfol.it/
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